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Sant’Antioco, un tesoro da scoprire

Sant’Antioco e la sua omonima isola offrono al viaggiatore il loro un grande patrimonio storico-archeologico, artigianale e ambientale

L’isola di Sant’Antioco e il suo omonimo paese, così come la vicina Calasetta, invitano il visitatore a scoprire la grande ricchezza del suo patrimonio, sia esso storico e archeologico, ambientale o legato alle tradizioni secolari. Viaggiando per gli angoli di quest’antica isola, si può scoprire un notevole sito archeologico: il villaggio nuragico di “Grutt’i Acqua”, che ospita i resti di un villaggio risalente all’età nuragica, circondato da una lussureggiante e alta macchia mediterranea e situato non lontano dalle affascinanti falesie della costa occidentale che si tuffano nel mare d’un azzurro profondo.

Il principale monumento è il nuraghe polilobato, dotato d’un mastio possente il quale, al tempo dei nuragici, era circondato da una cortina muraria dotata di 4 torri. Oltre ad esso, è possibile trovare, lungo un costone roccioso, il tempio a pozzo, dove anticamente si svolgevano riti presumibilmente legati alla fertilità; troviamo ancora il laghetto nuragico, importante risorsa idrica per lo sviluppo di un villaggio e ancora le rovine delle capanne dell’antico villaggio nuragico che ancor oggi testimoniano la notevole estensione del sito archeologico.
Questi importanti monumenti archeologici si possono visitare attraversando una macchia alta, che in taluni tratti si erge quasi a bosco, formata da cespugli di lentisco, ginestre, palme nane e elicriso, ma anche ginepri, olivastri, corbezzoli e alcuni lecci, che accompagnano il visitatore fino a Portu Sciusciau, suggestiva insenatura dove le rocce vulcaniche levigate dal tempo e dal mare formano archi e grotte. Tra cespugli bassi che resistono al vento di maestrale, quale l’elicriso, e il blu del mare delle calette, non ci si può guardare attorno senza godere d’un paesaggio mozzafiato.

Non lontano dalla zona archeologica di Grutta ‘e Acqua, si può incontrare la Tomba di Giganti di “Su niu ‘e su crobu”, sepoltura collettiva usata dai nuragici, probabilmente dalle classi più abbienti, per seppellire i loro cari; è ancora visibile la camera mortuaria e l’esedra, la parte frontale del monumento che rievoca, per la sua conformazione, le corna di un toro. Gli studiosi datano questa particolare sepoltura al XIII secolo a.C.

Nell’attuale abitato di Sant’Antioco, soprattutto nel suo centro storico, nato attorno alla ex-cattedrale dei vescovi della diocesi di Sulci e dedicata al Martire Antioco, si possono ammirare numerosi monumenti storici, archeologici e culturali; la suddetta cattedrale, oggi basilica minore, nasce come santuario nell’età bizantina e viene ampliata dai monaci Vittorini secondo lo stile romanico a cavallo tra l’XI e il XII secolo; essa sorge sopra le catacombe dove, secondo l’agiografia, il martire Antioco avrebbe trovato la morte;  lungo l’attuale via Eleonora d’Arborea si può notare l’antico mausoleo punico noto popolarmente come Sa Prisonedda.

Ma Sant’Antioco ospita anche tesori culturali che raccontano di antiche arti oggi poco conosciute, come la lavorazione del bisso marino, ricavato dalla Pinna nobilis, che possiamo ammirare nel Museo del Bisso, dove il Maestro di Bisso Chiara Vigo racconta a chiunque voglia conoscere la storia di questa arte tessile cos’è il bisso, come si lavora e da dove si ricava. Oltrepassando la cattedrale e proseguendo nell’attuale via Necropoli troviamo il villaggio ipogeo, dove antiche tombe puniche furono riutilizzate come abitazioni fino alla metà del secolo scorso dagli abitanti più indigenti di Sant’Antioco. Non lontano sorgono l’antica acropoli punica e romana, sede dei resti di un tempio, e appena più a valle di esso si trova la necropoli punica, considerata una delle più importanti del Mediterraneo ed ancora in fase di studio.
Ma anche la storia più recente non manca di raccontarsi attraverso le sue testimonianze, come il Fortino Sabaudo, risalente al 1812 e attaccato durante l’ultima scorreria dei pirati barbareschi in territorio italico, avvenuta il 16 ottobre 1815.

Autore
Co-fondatore di Destinazione Sulcis, amante della natura, appassionato di informatica e audio/video.

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