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Sagra di Sant’Antioco Martire: devozione e tradizione dalle remote radici

Sagra di Sant’Antioco Martire: un rito fatto di devozione e tradizione dalle radici profonde che ha plasmato la storia e i rapporti umani nel territorio

Ogni anno si rinnova un rito, animato dalla fede e dalla tradizione delle quali si fanno portavoce uomini e donne non solo del Sulcis, ma dell’intera Sardegna: è la Sagra dedicata a Sant’Antioco Martire, giunta nel 2016 alla 657a edizione.
Secondo l’agiografia Antioco era un medico proveniente dalla provincia romana della Mauritania (fascia che andava dalla costa fino alla catena dell’Atlante delle odierne Algeria e Marocco) convertitosi al cristianesimo, che curava l’anima e il corpo di coloro che fossero disposti ad ascoltare il messaggio lasciato da Cristo; affinché abiurasse la fede in Cristo e rendesse omaggio agli dei romani, fu catturato dalle autorità romane e sottoposto a tortura più volte su ordine dell’imperatore Adriano, ma la sua fede e e le sue preghiere gli fecero passare indenne le torture; fu pertanto esiliato “all’isola segreta di Sols”, ossia l’antica Solci, oggi Sant’Antioco: qui si sarebbe insediato in quelle che oggi sono le catacombe che portano il suo nome e giacciono sotto la chiesa a lui dedicata; qui avrebbe digiunato e pregato, senza dimenticare di portare il messaggio di Cristo e d’offrire cure mediche alle genti sulcitane; il perseverare dell’attività di Antioco giunse ancora alle orecchie delle autorità romane, che mandarono soldati a prelevarlo: Antioco allora pregò intensamente per la salvezza della sua anima e al termine di essa “[…] con grande gioia, ringraziando il Signore, lasciò la vita terrena e rese l’anima a Dio”, prima che i soldati lo catturassero. La storia di Antioco il moro ci è nota da varie fonti, come il libro Esta es la vida y miracles del benaventurat Sant Anthiogo novament corregida y estampada, risalente al XV secolo; ma il documento più antico sulla vita e martirio di Antioco sarebbe la Passio sancti Antiochi martyris, il cui testo originale è andato perduto e la cui compilazione si può far datare tra il 1089 e il 1119, quando i monaci vittorini ebbero possesso dell’allora Cattedrale dedicata al Santo; ne abbiamo però una copia del 1621, fatta redigere dall’Arcivescovo di Cagliari Francesco Desquivel, fautore del rinvenimento delle reliquie del Martire nel 1615.

La prima celebrazione certa in onore a Sant’Antioco risale al 1360, come provato da un documento rinvenuto grazie a recenti ricerche presso gli archivi della Corona di Aragona a Barcellona; fino a pochi anni fa la più antica sagra dedicata al martire Antioco si riteneva risalisse al 1520, come si deduceva dal Libro di vari ordinamenti degli antichi Vescovi e statuti, comprendente documenti risalenti al periodo 1517-1574.

Come da tradizione, si terranno vari giorni di festeggiamenti – dal 8 al 12 aprile – tra i quali spiccano la processione de is coccois, dal nome del pane di semola, finemente lavorato e decorato con roselline e foglie fatte del medesimo impasto: in quest’occasione questi pani vengono recati in dono al Santo da uomini e donne in abito tradizionale.
L’evento principale è la solenne processione per le vie del paese, che si tiene il 15° giorno dopo Pasqua. Le strade ove passerà la processione, a cominciare dalla piazza antistante l’ingresso della basilica dove la processione avrà inizio, vengono precedentemente ricoperte dalla popolazione di petali di rose e altri fiori o di piante aromatiche come il mirto, mentre sovrastano le teste bandiere colorate e festoni color granata, taluni con l’immagine del Santo, altre con versi dei coggius, i canti tradizionali dedicati al Martire Antioco. La solenne processione si apre con cavalieri e cavallerizze vestiti in costume tradizionale, in sella a destrieri finemente bardati e decorati, come le traccas che li seguono, carri tradizionali trainati da buoi, addobbati con ghirlande, fiori e piante aromatiche quali il mirto, dove prendono posto figuranti in costume tradizionale recanti omaggi floreali o cestini di vimini recanti prodotti agricoli. La processione è soprattutto composta dai numerosi gruppi folk, provenienti da diverse parti della Sardegna, specialmente da comuni dove si trova ancora un culto dedicato al Martire Antioco: vedere questi uomini e queste donne vestiti con i vestiti tradizionali, sia delle classi agiate di un tempo, che dei ceti agro-pastorali, è un tripudio di colori e una varietà di fogge e decorazioni, che rendono unico l’abito tradizionale di ogni paese rappresentato. Non mancano i gruppi che intonano preghiere cantate alla Madonna o a Sant’Antioco, o i suonatori di launeddas e di solittu. Chiude naturalmente la processione il simulacro di Sant’Antioco, vestito in abiti di color granata e recante la palma, simbolo del martirio, seguito dal reliquiario in argento che contiene parte delle spoglie del Martire e dalla folla di fedeli che seguono devotamente il simulacro, il quale ritornerà alla chiesa intitolatagli al termine del percorso.  

La festa di Sant’Antioco è inoltre un’occasione per conoscere prodotti tipici artigianali e gastronomici della Sardegna, assistere a canti e balli tipici della tradizione sarda, oltre a vari spettacoli culturali e d’intrattenimento che fanno da contorno a questa clima di festa, la quale ha radici profonde che si perdono nella memoria, oltre che nei secoli di vicissitudini che sono ruotate intorno a questa Sagra, la più antica d’Italia.

Bigliografia

R. Lai, M. Massa, S. Antioco da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso Protomartire “Patrono della Sardegna”, 2011, Ed. Arciere

Fotografie di Walter Massidda.

Autore
Co-fondatore di Destinazione Sulcis, amante della natura, appassionato di informatica e audio/video.

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