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Carloforte, storia e natura di un paese tra Sardegna, Liguria e Tunisia

La cittadina di Carloforte e l’isola di San Pietro narrano una storia particolare, dalle lontane radici e affascinano allo sguardo con la sua natura interessante e suggestiva

A Carloforte e nella sua isola, l’uomo ha lasciato le sue tracce sin da tempi remoti: le prime tracce risalgono al Neolitico e continuano nell’età nuragica, testimoniata da cinque nuraghi; i fenici e i punici, che chiamarono l’isola Enosim, ne fecero un punto di approdo e riparo, mentre i romani la denominarono Accipitrum insula (isola degli sparvieri) e vi costruirono una necropoli, sita in località Spalmatore; il medioevo vede la presenza di monaci Benedettini dediti all’agricoltura e alla pesca, e l’erezione della chiesa dedicata ai Novelli Innocenti, a seguito dell’affondamento, avvenuto a nord dell’isola nel 1236, di 2 navi della flotta della Crociata dei Fanciulli che si dirigeva in Terra Santa; secondo la tradizione, la chiesa fu voluta da Gregorio IX, in ricordo dei ragazzi che morirono in quella tragedia.

Carloforte-Statua-Carlo-Emanuele

Statua di Carlo Emanuele III (fonte: it.wikipedia.org)

Ma per capire meglio la particolarità linguistica, storica e culturale dell’attuale Carloforte, dobbiamo arrivare al 1541, quando circa mille abitanti di Pegli, borgo presso Genova (oggi quartiere della stessa città) e altri rivieraschi del Ponente Genovese partirono guidati dai Lomellini, una nobile famiglia di mercanti, diretti all’isola di Tabarqa, vicinissima alle coste della Tunisia settentrionale: da qui giunge la definizione di Tabarkino, per indicare sia il dialetto parlato che il retaggio culturale degli abitanti di Carloforte; qui i liguri si dedicarono in particolar modo alla pesca del corallo, la quale si rese proficua fino al XVII secolo. Dagli inizi del XVIII secolo iniziò un periodo di decadenza, dovuto all’impoverimento dei banchi di corallo e alla sovrappopolamento – ai primi del ‘700 circa 2000 persone abitavano l’isoletta di soli 7 ettari – al quale si aggiunsero gli attacchi dei corsari, appoggiati dai Bey di Tunisi e Algeri: pertanto i tabarkini chiesero e ottennero dal Viceré di Sardegna di poter salpare alla volta dell’isola di San Pietro, giungendovi il 17 aprile 1738 guidati dal patriarca Agostino Tagliafico ed abitarono la cittadina, che chiamarono Carloforte in onore del re, Carlo Emanuele III. L’erezione dell’abitato e della chiesa di San Carlo fu completata prima dell’arrivo dei tabarkini e fu finanziata completamente da Don Bernardino Genovès, Duca di San Pietro; i tabarkini da allora si adoperarono per coltivare i campi, si specializzarono nella pesca del tonno e bonificarono un’area paludosa a sud di Carloforte per farne una salina, mentre i marinai carolini si resero noti per la loro abilità nel costruire bilancelle e gozzi coi quali trasportavano merci verso vari porti del Mediterraneo, tra le quali anche i minerali estratti dalle miniere dell’Iglesiente nell’ ‘800 e nella prima metà del ‘900.

Tra periodi di benessere e periodi di crisi dovute alla malattie o alle incursioni barbaresche (quella del 1798 rese schiave 800 persone), o all’occupazione francese durata alcuni mesi nel 1793, Carloforte è cresciuta, mantenendo sia le sue caratteristiche architettoniche, d’influenza tunisina e piemontese, sia il suo dialetto ligure, oltre alla sua peculiare cultura, che reca elementi essenzialmente liguri ma anche tunisini e sardi, come dimostrano alcuni piatti tipici: il Cuscus, attorno al quale ogni anno si tiene una sagra dedicata, e il Pilau.

Falco-della-Regina-Carloforte

Falco della Regina (fonte: www.lipu.it/oasi-di-carloforte-cagliari)

L’isola di San Pietro ha anche un grande valore naturalistico, tanto da essere un SIC (Sito d’Importanza Comunitaria), come istituito dalla direttiva Habitat: l’isola ospita una delle due zone dove il pino d’Aleppo cresce spontaneamente, offre meravigliosi panorami formati da grandi falesie a picco sul mare e splendide calette e spiagge candide, dove si ammirano le sfumature turchesi e azzurre dell’acqua.
Nella zona occidentale dell’isola è possibile visitare l’oasi della Lipu, tra Punta del Capodoglio e Cala Vinagra, la quale si estende per 414 ettari e si affaccia su 6 chilometri di costa; l’oasi nasce allo scopo di poter conservare e monitorare uno dei rapaci più belli, il Falco della Regina, il quale nidifica su queste scoscese pareti rocciose, ma ospita anche la Poiana e il Falco Pellegrino, il Gabbiano Corso e il Marangone dal Ciuffo. Anche la salina situata a sud di Carloforte ospita vari uccelli acquatici, come aironi, avocette, cavalieri d’Italia e il coloratissimo martin pescatore, ma il principe di questo habitat collocato tra terra e mare è sicuramente il fenicottero rosa, con il suo piumaggio che va dal bianco al rosa intenso e col suo caratteristico becco ricurvo; la salina fu dismessa alla fine degli anni ’90 e oggi è oggetto di un progetto per riportarla in produzione mantenendo intatto la sua biodiversità. Ma l’emblema più noto di Carloforte è sicuramente quello costituito da Le Colonne, due faraglioni che si ergono sul mare a breve distanza dalla costa.

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Bibliografia e sitografia

N. Simeone, N. Strina, L’isola di San Pietro: storia di una colonizzazione, in N. Sciannameo (a cura di), Le isole sulcitane, Edisar, 1994
www.lipu.it/oasi-di-carloforte-cagliari

Autore
Co-fondatore di Destinazione Sulcis, amante della natura, appassionato di informatica e audio/video.

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